12/12/12. La data della fine del mondo, secondo una lettura del calendario maya. Tra chi ha creduto nella veridicità di tale profezia c’è chi ha scelto di attendere quel momento qui: sull’altare di Monte d’Accoddi. Man mano che ci avviciniamo a lui, ci si manifesta. Una lunga rampa di 40 m ci porta sulla parte superiore del monumento: una struttura a pianta trapezoidale alta ora 6 m residui, rispetto ai presunti 8 m originari. Una seconda struttura ad altare la si immagina posizionata proprio al di sopra di quella attuale. A sua volta questo secondo altare ne dovette inglobare un terzo, con pareti e pavimento decorati in ocra rossa. Ne restano solo il pavimento e 70 cm di alzato. La ricostruzione di questo monumento da parte degli studiosi che se ne sono occupati non è univoca. C’è chi lo immagina come un edificio a piramide gradonata. Chi invece lo vede ad un solo piano. Due le fasi principali di vita. La prima, quella del cosiddetto ‘tempio rosso’, datata attorno al 3000 a.C. La seconda, datata entro il 2700 a.C., ingloba il ‘tempio rosso’ nella struttura successiva che rialza anche il piano di calpestio. A oriente della rampa ci guarda un grande lastrone con sette fori che doveva essere utilizzato come tavola per offerte o, forse, per sacrifici cruenti. A occidente un menhir alto oltre 4 metri. Poi, non distante, una grande pietra calcarea lavorata in forma sferoidale di oltre 4m di circonferenza: la si immagina destinata a riti pertinenti ad un culto solare. Individuato e in parte scavato un villaggio di cultura Ozieri, coerente con la prima fase del santuario.