‘Necropoli’ significa, letteralmente: ‘città dei morti’. Ebbene, se esiste un luogo che merita questo appellativo, è certamente quello che ci apprestiamo a visitare: una quarantina di ‘domus de janas’ – le ‘case delle fate’ secondo la denominazione popolare – scavate nella roccia delle pareti di una sorta di anfiteatro naturale di rara bellezza. Le tipologie delle grotte sono differenti. Quelle più semplici presentano una sola camera a volta curvilinea. La maggior parte delle tombe sono però a schema pluricellulare, con camera maggiore circondata da più nicchie sopraelevate, preceduta da vestibolo curvilineo o rettangolare. L’accesso alle tombe avveniva attraverso un ingesso chiuso da portello di pietra incassato in riseghe o in cavità scavate sulla soglia. Incontriamo anche tombe con ambienti quadrangolari, profondi vestiboli in parte ricavati nella roccia e in parte delimitati da strutture ad ortostati, un’anticella e due camere disposte in successione assiale longitudinale. I corredi funerari venivano posti in cavità, nicchiette e coppelle. Queste ultime sono forse connesse anche con i rituali di culto della dea-madre neolitica. Le domus de janas sono state realizzate nel Neolitico Finale (3200 – 2800 a.C.) e poi utilizzate ancora nel’Eneolitico Recente fino al Bronzo Antico (2400 – 1600 a.C.).